Page 10 - L'articolo 1 - Numero 3/4
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10    in copertina                                                                                                                                                                                                        11



        NENNI e il sogno                                                                                                                                                                    “lo Pasolini con una lunga ode lo invitò a
                                                                                                                                                                                                 La lotta senza vittoria inaridisce”. Quan-
                                                                                                                                                                                                 do, una quindicina d’anni dopo, Pier Pao-


                                                                                                                                                                                            rompere tutti gli indugi e a riportare la sinistra
                                                                                                                                                                                            nel governo del Paese, a Pietro Nenni quella ca-
                                                                                                                                                                                            tegorica asserzione finale non piacque. Almeno
        realizzato                                                                                                                                                                          così raccontano. Si era nel 1961, e il grande capo
                                                                                                                                                                                            socialista era combattuto. Da una parte, l’esigen-
                                                                                                                                                                                            za di puntellare la democrazia, investita in pie-
                                                                                                                                                                                            no da pericolosi venti di restaurazione; dall’altra,
                                                                                                                                                                                            l’atavico massimalismo, che gli faceva sembrare
        della Repubblica                                                                                                                                                                    anche a costo di stipulare qualche compromesso
                                                                                                                                                                                            l’invocazione finale del poeta un invito a cedere,

                                                                                                                                                                                            al ribasso con la Dc nelle trattative per il primo
                                                                                                                                                                                            centro-sinistra  organico.  Nel  biennio  ’44-’46,
                                                                                                                                                                                            invece, il giacobino libertario e antifascista che
                                                                                                                                                                                            si era fatto l’esilio in Francia e il confino, e nel
                                                                                                                                                                                            ventennio aveva (con Rosselli, Saragat, Pertini e
                                                                                                                                                                                            pochi altri) tenuta accesa la tremula fiammella del
                                           di Massimiliano Amato                                                                                                                            socialismo italiano, partì proprio da quell’assun-
                                                                                                                                                                                            to: “la lotta senza vittoria inaridisce”. E se oggi
                                                                                                                                                                                            festeggiamo il 2 Giugno – scritto rigorosamen-
                                                                                                                                                                                            te con la maiuscola – come Natale della nuova
                                                                                                                                                                                            Italia, lo dobbiamo essenzialmente alla cocciu-
                                                                                                                                                                                            taggine, tutta romagnola, con cui egli sostenne
                                                                                                                                                                                            la necessità, storica e indifferibile, della “rottura
                                                                                                                                                                                            istituzionale”. Nenni riteneva che la semplice di-
                                                                                                                                                                                            scontinuità politica non sarebbe stata sufficiente
                                                                                                                                                                                            a dare piena compiutezza al processo innescato
                                                                                                                                                                                            dalla caduta del fascismo: dalla transizione de-
                                                                                                                                                                                            mocratica alla Guerra di Liberazione, con i suoi
                                                                                                                                                                                            morti e i suoi atti di eroismo. Senza la “caccia-
                                                                                                                                                                                            ta del re”, questo era il suo pensiero, niente di
                                                                                                                                                                                            ciò che era avvenuto tra il 25 luglio del ’43 e il
                                                                                                                                                                                            25 aprile del ’45 in Italia, avrebbe avuto senso. I
                                                                                                                                                                                            sacrifici degli antifascisti e il sangue versato dai
                                                                                                                                                                                            partigiani esigevano non solo il cambio della for-
                                                                                                                                                                                            ma di governo, ma anche una trasformazione ra-
                                                                                                                                                                                            dicale dello Stato. In questa fermissima convin-
                                                                                                                                                                                            zione, vero (e forse unico) atto costitutivo della
                                                                                                                                                                                            Repubblica Italiana così come è stata tramandata
                                                                                                                                                                                            fino a noi, era riassunta buona parte della bio-
                                                                                                                                                                                            grafia politica e culturale di Pietro Nenni, uomo
                                                                                                                                                                                            dell’Ottocento cresciuto nella Romagna di inizio
                                                                                                                                                                                            XX secolo in cui repubblicani e anarchici canta-
                                                                                                                                                                                            vano “Con le budella dell’ultimo papa impicche-
                                                                                                                                                                                            remo l’ultimo re”.
                                                                                                                                                                                            Ricordarlo oggi, 2 Giugno 2020, ha anche il si-
                                                                                                                                                                                            quarantennale della morte, caduto il 1°  »
                                                                                                                                                                                            gnificato di un piccolo risarcimento nel
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