Il dizionario dei sindacati autonomi nella ricostruzione di Myriam Bergamaschi

Il dizionario dei sindacati autonomi nella ricostruzione di Myriam Bergamaschi

-di GIULIA CLARIZIA-

Ieri pomeriggio presso la fondazione Pietro Nenni è stato presentato il libro I sindacati autonomi in Italia 1944-1968. Un dizionario di Myriam Bergamaschi.
Sono intervenuti, oltre all’autrice, il presidente delle fondazioni Pietro Nenni e Bruno Buozzi Giorgio Benvenuto, il professor Domenico Carrieri e il sindacalista della CGIL Carlo Ghezzi. Il dibattito è stato coordinato da Carlo Fiordaliso, vicepresidente della fondazione.
Tutti i relatori sono stati concordi nel descrivere il lavoro di Myriam Bergamaschi come il frutto di una ricerca e di un’analisi accurate, fondamentale per ricostruire un’importante parentesi della storia sindacale del nostro paese.

Il presidente Giorgio Benvenuto ha voluto sottolineare che questa pubblicazione si inserisce nel più ampio progetto portato avanti dall’autrice volto a ricostruire complessivamente la storia del sindacato sul periodo dal 1944 al 1968. La stessa autrice ha raccontato l’origine del progetto, che porta avanti da circa vent’anni. L’idea di partenza, nata durante una ricerca sul sindacato inglese, era quella di costruire un’opera che potesse orientare chi si approcciava allo studio del mondo sindacale italiano.

Vista l’ingente mole di documentazione, l’obiettivo è stato ridimensionato al periodo 1944 e 1968 e all’analisi separata dei tre sindacati confederali e dei sindacati autonomi. È infatti già stato pubblicato un volume sulla CGIL, mentre quello sulla UIL è in fase di lavorazione.

Tornando ai sindacati autonomi, Myriam Bergamaschi ha sottolineato la difficoltà di seguire le numerosissime sigle sindacali che sono proliferate nel dopoguerra, delle quali ha cercato non solo di identificare l’esistenza ma di tracciarne la storia.

Carlo Ghezzi ha ben messo in luce la complessità di questo mondo estremamente variegato, dai protagonisti e dai percorsi diversi, soprattutto in relazione ai sindacati confederali con i quali vi erano sinergie ed opposizioni.

Il professor Carrieri ne ha sintetizzato tre caratteristiche di massima e cioè innanzitutto il fatto di essere sindacati che si definivano contro la politica e i partiti, ma che poi di fatto, come si evince dal libro, erano contro i partiti di sinistra e trovavano nella Democrazia Cristiana un possibile interlocutore.
Oltre a ciò questi sindacati nascevano per riempire dei vuoti di rappresentanza lasciati dai sindacati generali. In particolare, essi si riferivano al settore terziario, sia pubblico che privato, nei confronti di quelle categorie che erano poco rappresentate sia nell’immaginario che nelle politiche concrete.
Assumevano dei caratteri quasi corporativi e di settore, come ad esempio il sindacato dei bancari e in qualche modo anche quello dei macchinisti.

Infine, dietro la proliferazione dei gruppi sindacali autonomi, vi erano delle ragioni sociali. Alcune categorie che durante il fascismo avevano goduto di un relativo prestigio e temevano un declassamento.
Il presidente Benvenuto si è infine soffermato sull’importanza della dialettica tra i sindacati autonomi e i sindacati generali. Il 1944 viene considerato un anno di svolta dal punto di vista della storia sindacale. È infatti in quell’anno che, con la firma del patto di Roma, è iniziata la riorganizzazione dei sindacati generali, e il fermento nella nascita dei sindacati autonomi.

Se questi ultimi si ponevano per lo più in contrasto con i sindacati confederali, non si deve tuttavia dimenticare il ruolo fondamentale che essi giocarono nella ricostruzione del nostro paese. Si è citato ad esempio la partecipazione di una delegazione sindacale alla conferenza di pace di Parigi, durante la quale essa si batté per l’italianità di Trieste e del Venezia-Giulia.
Per concludere, la ricostruzione della storia del sindacato alla quale Myriam Bergamaschi ha dato un grande contributo con la sua lunga ricerca, non solo aiuta a ricordare importanti pagine della nostra storia al giorno d’oggi dimenticate, ma permetterebbe di costruire un dibattito più vero laddove oggi quando si parla di sindacato se ne dimentica spesso la vera natura.